Consumatori postmoderni, ma consapevoli

 

Da tempo gli studiosi provano a dare una definizione del nuovo consumatore. Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera, e Edoardo Narduzzi, manager e imprenditore dell’high-tech nel loro testo “La fine del ceto medio e la nascita della società low cost” (Enaudi, 2006), ci definiscono così: sottoideologizzati, che ricerchiamo la disintermediazione, religiosamente aperti, sempre interconnessi grazie ai nuovi strumenti di comunicazione, che risparmiamo sempre meno avvicinandoci allo stile di vita “formica” tipico degli US, che vogliamo co determinare i prodotti, che effettuiamo acquisiti nomadici e ricerchiamo la massimizzazione del potere d’acquisto tramite i nuovi prodotti low cost, flessibili e personalizzabili.

Giampaolo Fabris, nel suo testo “Il nuovo consumatore verso il postmoderno” (Franco Angeli, 2003) si spinge ancora oltre. Egli vede il consumatore inserito in un contesto che mette “enfasi sulla complessità anziché sulla semplicità, sul cambiamento anziché sulla stasi e su una prospettiva epistemolgica di tipo partecipativo anziché spettatoriale.”

Nulla di nuovo quindi, ci rapportiamo al consumo in maniera del tutto inusuale per i scorsi decenni, in un contesto dove, benché tutto sembri più facile e veloce, continua ad esserci e ad aumentare la complessità che fa si che noi abbiamo sempre più una visione parziale del mondo.

Come agire quindi? Quanto detto nei precedenti post sembra rifarsi ad un mondo ideale, dove le scelte di consumo sono semplici e razionali. Sembravo tutto fuorché razionale ieri sera quando ho dovuto insieme a dei miei amici fare la spesa per cena in 10 minuti cercando gli ingredienti per una Quisce con le guardie che mi ricordavano che l’ipermercato stava chiudendo. “Dov’è la pasta sfoglia? Non di quella marca, fa parte della multinazionale X. Con che tipo di latte è fatto il groviera? Ma che confezione di uova hai preso, non lo sai che quelle di plastica hanno un impatto ambientale disastroso rispetto a quelle confezionate nel cartone! Da dove vengono? Le zucchine sono biologiche?”. Mi rendo sempre più conto che la mia immagine non poteva non essere quella di un isterico pazzo che correva per i corridoi di un iper in chiusura mentre recitavo il mantra “ci vuole calma e sangue freddo”! E, spero non ai miei livelli, sono sicuro che alcuni di Voi si sono ritrovati in una situazione simile. Ci sono molti criteri per selezionare i prodotti, ma come gestire questa “elezione” nelle nostre frenetiche giornate?Innanzitutto con una sana gestione del tempo (matrice importanza/urgenza) cercando sempre di ricordare dove siamo, cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo. Per mia semplicità ho cercato di adottare questa politica, selezionare una categoria merceologica per volta e andare a studiare le sue caratteristiche, analizzare tutti i prodotti simili e i concorrenti. In base a questa analisi scegliere il prodotto che ricopre tutte le caratteristiche per me importanti e rimanere fedele alla mia scelta. Poi almeno una volta al mese cambiare supermercato o banco al mercato tanto per fare dei confronti sull’assortimento e livello di prezzi. Il mondo non si cambia con scelte affrettate, ma ponderando le scelte avendo una una visione costante, comunque aperta al confronto.

4 Risposte a “Consumatori postmoderni, ma consapevoli”

  1. Elisa Dice:

    Sono pienamente d’accordo con te, è importantissimo analizzare e confrontare i vari prodotti per vedere quale di più si avvicina alle caratteristiche ritenute importanti.
    Anche a me spesso è capitato di essere presa per una fanatica new age di non so quale setta…va bè pazienza, non riesco proprio ad essere della filosofia “prendi quello che costa meno, che importa se …”

  2. iofr Dice:

    Ciao Elisa!
    Fai benissimo ad andare avanti per la tua strada, i criteri che scegliamo devono essere soggettivi, pertanto non per forza socialmente condivisibili…ovviamente vanno sempre tenuti da conto i valori di base, quelli sì che devono essere condivisibili!

  3. simone Dice:

    Quella del consumatore é una figura sempre più complessa e difficile da inquadrare all’ interno di categorie predefinite…rispetto ad un tempo c’ é più informazione, ci sono più prodotti, la distribuzione si é articolata, diversificata, pluralizzata..pensate che mia mamma quando và a fare la spesa compra la carne alla Coop, i dolci alla Lidl e il pane e il prosciutto all’ alimentari sotto casa!
    Le scelte sono influenzate da innumerevoli fattori e tra questi il prezzo ha perso la sua centralità mentre avanzano il mood, lo style symbol, la sensibilità ambientale..insomma mi rivolgo a chi come me intende occuparsi di marketing: ci aspetta un grande e faticoso lavoro!

  4. iofr Dice:

    Proprio così simone, ci aspettano tante sfide, pensa solo all’ e-commerce, marketplace dove vigono regole ancora più impegnative per trovare un vantaggio competitivo…credo che ora più che mai il primo step da fare prima di prendere scelte “audaci” sia quello di coinvolgere i nostri referenti (stakeholder), in fondo chi meglio di loro può aiutarci a capire di cosa hanno bisogno i nostri consumatori?
    Non mi resta che fare i complimenti a tua madre!

Lascia un commento