Nestlé: la risposta mancante

29 Maggio, 2007

 

E’ passata una settimana, nessuna risposta. Per meglio dire le risposte ci sono, sul sito della Nestlé . Infatti, la e-mail che avevo allegato alla lettera inviata era un po’ datata, e la Nestlé aveva già redatto dei documenti formali nei quali spiegava la sua posizione in merito al latte in polvere, al credito nei confronti dell’Etiopia, all’utilizzo degli OGM, etc. Tanto per farvi un esempio nel caso dell’Etiopia il credito è stato riscosso e dato in beneficenza ad UNHCR delle Nazioni Unite per la fornitura di acqua in Etiopia. Qui però penso che la coerenza non sia fuori luogo…è vero l’Etiopia è una nazione tra le più povere, ma la Nestlé, come chiunque altro, non è andata a chiedere i soldi nelle baracche, ma all’oligarchia al potere fatta da pochi e tutt’altro che poveri, che con la espropriazione della fabbrica magari hanno ricevuto qualche extra. Certo bisognerebbe approfondire la questione…

Lo scopo del mio post non era quello di ricevere risposte, ma di capire come una leader di mercato comunicasse con coloro i quali sono il bene più importante dopo i collaboratori: i consumatori. Bene la risposta non è arrivata, anche perché noi comunicatori lo sappiamo, una e-mail dovrebbe ricevere una risposta entro le 24 ore, soprattutto per questioni così delicate come l’immagine aziendale.

Sicuramente però la Nestlé riceve richieste di questo tipo ogni giorno…ma ogni giorno comunque milioni di consumatori continuano ad ingurgitare i suoi prodotti, a riempire i carrelli di scatole, scatolette, tubi, tubetti, pacchi, pacchetti con il marchio con il nido. Ed è impressionante constatare che le pubblicità in televisione sono principalmente del gruppo Nestlé, persino il “The Body Shop”, diventato famoso paradossalmente per l’assenza di pubblicità, ha iniziato ad acquisire la filosofia di marketing del gruppo “L’Oreàl” (sempre della famiglia Nestlé).

La questione diventa delicata: come si fa a dire di boicottare un’azienda che impiega tanti italiani, che è proprietaria del simbolo di Perugia? Certo anche l’organizzazione di Eurochocolate ha bandito i prodotti a marchio Nestlé… personalmente vi posso esporre la mia posizione. Ho cominciato a preferire prodotti di altre marche con la questione sollevata nel lontano 2005 (ancora tutta aperta, esisteva il pericolo?) delle confezioni di Tetra pack contaminate da ITX: la maggior parte delle aziende per precauzione tolsero le partite in commercio, tranne la Nestlé che chiese di smaltire le quantità già presenti nei punti vendita. Qui ho verificato la politica della multinazionale svizzera…a voi la scelta!

PS: rettifico, il Capitan Findus naviga tra le acque della Unilever, d’altronde la Svizzera non sbocca sul mare…ma Alinghi ha vinto l’American’s Cup. ..