Linea di confine

15 Luglio, 2007

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Le cose più importanti sono quelle che si fanno al di là di un certo confine: soprattutto per noi italiani i viaggi all’estero (per scoprire poi che il nostro è uno tra i territori più belli del mondo); nell’amore le follie irrazionali che facciamo per la controparte; nel lavoro quando ci impegniamo sodo oltre le forze e godendo poi dei risultati raggiunti. </font Anche per quanto riguarda la responsabilità sociale esiste questo confine. Anzi si può parlare di responsabilità sociale solo dopo aver superato un confine: quello della legge. Unicamente superando quanto prescritto dalle norme vigenti si può parlare di comportamento etico e responsabile. Infatti, quando un’azienda, come una persona, agisce nel mero rispetto delle leggi non sta facendo nulla di più rispetto a quanto gli è stato richiesto.

Il comportamento virtuoso comincia quando le organizzazioni agiscono volontariamente superando il confine stabilito dalle norme. In questo senso le aziende statunitensi sono molto più virtuose di quelle europee in quanto la regolamentazione è molto meno “invasiva” rispetto a quella, ad esempio, vigente in Italia. Questo lascia un ampio margine di azione (delle volte sfruttato in maniera tutt’altro che etica), alla quale si affianca una buona dose di creatività. Ecco perché ci sono i sostenitori, come il Prof. Hinna (che ho avuto il piacere di ascoltare durante una lezione tenutasi durante il master CSR svolto nel 2006 c/o Percosi Spa – Roma), che chiedono che la responsabilità sociale rimanga un campo di azione volontario e senza regole che la “imbriglino”, proprio per lasciare che la creatività e la personalità di ogni azienda (e soprattutto delle persone dietro le aziende) possa portare a differenti espressioni della loro responsabilità sociale: bilanci sociali, azioni di Cause Related Marketing, finanziamento di Onlus, etc.

Lo spunto che mi nasce spontaneo è capire quando ognuno di noi valica tale confine per fare qualcosa di veramente importante. Molto spesso, faccio anche un mea culpa, si incolpa la sfortuna per azioni che non rispettano le norme vigenti, come quando riceviamo una multa fatta da un autovelox; ma quasi mai riflettiamo sul fatto di superare la norma, ad esempio andando massimo a 120 km/h in autostrada per avere un viaggio più confortevole, sicuro e più rispettoso dell’ambiente (minore usura dell’autovettura, dei pneumatici minore consumo di carburante). Pensiamoci!

Nel frattempo sto per valicare un altro confine: il prossimo 18 Luglio si chiuderanno i lavori del Bloglab, il laboratorio nell’ambito del quale è nato questo blog. Valicherò tale confine in quanto è mio intento portare avanti il “dialogo” sulla responsabilità sociale d’impresa e sulle scelte responsabili che ognuno di noi può portare avanti. Spero di averVi sempre numerosi!