Basta poco per far sorridere una donna

Trovata la formula per far sorridere felicemente 9 donne su 10: una capsula, quella della lavastoviglie. Come si fa a vendere una birra nazionale? Semplice: usiamo testimonial americani che elogiano la qualità della birra e che affermano sorridendo che in Italia neanche ci sono stati! Della serie: a noi dell’Italia ci basta ed avanza la birra (tra l’altro di proprietà estera). Questi ed altri tanti esempi mi fanno sempre più sperare che la pubblicità non sia il vero specchio della società, ma semplicemente un brutto scherzo dell’afa estiva.

Ma così non è. Dietro ad ogni singola pubblicità c’è un lavoro immane, una normativa abbondante e diversi controlli. Prima di tutto interni: ad opera dell’agenzia pubblicitaria, poi dell’azienda committente, poi dei controlli esterni.

Insomma, come ha giustamente sottolineato Luciana Litizzetto, ci pesate quante persone sono state a riflettere sul famigerato scoiattolo della Vigorsol? Soprattutto pensate alle ore spese dai grafici e dai tecnici del suono.

Oltre alla pubblicità che prova a stuzzicare la nostra ironia e la nostra emotività, delle volte con dubbi risultati e volgarità in abbondanza, ci sono anche quelle che puntano sulla razionalità.

Ci fa piacere che il vino Tavernello sia certificato dal CSQA e che lo pubblicizzi, ma per la qualità del processo o per la qualità del prodotto? Non a tutti è ben chiara la distinzione. E’ sicuramente un punto a favore la rintracciabilità della filiera del vino, ma questo non ci dice nulla sulle sue qualità organolettiche. Quindi non rivolgetevi al CSQA se avete bisogno di Sommelier!

Meglio andare a visitare i siti internet che ci danno migliori consigli e informazioni più chiare e intelligenti, vedi Finish e Tavernello.

foto tratta da questo sito.

PS: vi consiglio questi link di blog, il primo della mia amica agense e il secondo di vannutella, quest’ultimo blog dedicato solo alla pubblicità! Ieri non funzionava splinder e non ero riuscito ad inserire i link.

2 Risposte a “Basta poco per far sorridere una donna”

  1. sc Dice:

    infatti hai proprio ragione, quanto lavoro ci sta in un movimento pubblicitario.
    analisi psicologiche marketing, test-vendite, ricerche del mercato ecc.

    no il problema che abbiamo una società che diventa sempre più superficiale e sempre più prevedibile.

    ogni tanto mi domando: ma siamo diventati cosi o lo eravamo da sempre e solo ora lo vediamo senza filtri?

  2. filippo Dice:

    Posso rispondere per quanto riguarda me: da tempo non guardo la televisione, e se mi capita di accenderla mi convinco sempre di più della mia scelta. La pubblicità va di pari passo con la qualità dei programmi. Devo ammettere però che mi sono cominciato a distaccare per ragioni di tempo e per uno stile di vita che non mi permetteva di passare ore davanti alla tv. Una volta “disintossicato” e abituato a leggere, e studiare preferisco rimanerne alla larga. Ciò non toglie che delle volte ci sono delle pubblicità davvero notevoli, come ad esempio l’ultima della fiat relativa alla 500. Credo sia comprensibile che media generalisti che si rivolgono ad un pubblico medio (tutti e nessuno, quindi) debbano seguire la norma del minimo comune denominatore. Per fortuna oggi ci sono molti altri mezzi di comunicazione, come i blog dove ci si può esprimere e fruire di contenuti che vengono “scelti”.

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