La Responsabilità Sociale vibra

30 Settembre, 2007

 

Ha un fine sociale di educazione, piuttosto che di profitto; tratta i suoi concorrenti come partner “[...] fratelli secondo una filosofia – nata negli anni ‘70 come briarpatch – che vede il business network come un sistema nel quale le aziende oneste si devono supportare e aiutare reciprocamente per promuovere un capitalismo etico[...]“; utilizza prevalentemente laboratori locali per produrre gli articoli che commercializza; ha usato la forma cooperativa per crescere e coinvolgere nell’attività i propri dipendenti, poco importa se il suo motto sia “Promoting sexual heath and pleasure since 1977″ e che abbia tra gli scaffali vibratori colorati: la Responsabilità Sociale d’impresa (RSI) non è bacchettona.

Molto interessante l’articolo di Alessandro Paparelli dal titolo “Good, sustainable, vibrations” nel numero 70/2006 della rivista Ticonzero, nel quale si sottolinea “[...] l’importanza fondamentale di strumenti di analisi finanziaria anche per le organizzazioni cooperative e dell’utilizzo dei documenti di bilancio per l’analisi del business, il decision making, la pianificazione, la gestione di budget e investimenti“. Ancora una volta il bilancio sociale è riconosciuto come uno strumento per “rendere conto per rendersi conto” come afferma il Prof. Hinna nelle sue lezioni.

L’articolo tratta la storia della “Good Vibrations” un sex shop “[...] con uno dei programmi di CSR ante litteram più avanzato che si possa rintracciare nella letteratura manageriale“. Dal 2006 l’azienda ad oltre 15 milioni di dollari di fatturato e un business in crescita si è trasformata in società di capitali, in quanto la forma cooperativa non dave più sufficienti garanzie sul mercato finanziario. In ogni caso la Good Vibrations è certa che la nuova società è la migliore garanzia che i suoi valori continuino a vivere concretamente.

L’opinione generale è ancora divisa nella decisione di campo sul considerare “etiche” o meno le aziende che trattano prodotti “limite” come le armi, piuttosto che i vibratori. Sta di fatto che, se vengono rispettati i criteri “etici” nella filiera produttiva, già siamo un pezzo avanti. Come al solito il mondo non è fatto in bianco e nero, ma a gradazione di colore.

foto tratta da qui.


Risemantiziamo la quotidianità

23 Settembre, 2007

 

Trarre significati da una bella (e buona) birra? Classificare i frequentatori di brasserie e della metropolitana? Che senso ha? La Semiotica scova il senso ovunque.

Dall’ultimo esame che ho sostenuto in settimana, mi ha fatto riflettere proprio questo: la quotidianità “può agire come una forza di erosione e spingerci, in quanto soggetti semiotici, a desemantizzare le nostre pratiche più ripetitive” [...], e la Semiotica invece pensa che dietro a tutto ciò “ci sia del senso o, meglio, della significazione.” (J. M. Floch, Bricolage; Meltemi p.189). Insomma, la routine ci porta a non considerare le azioni ripetitive come azioni da cui trarre senso, ma sopratutto delle volte da ripetere “senza senso”.

Dare per scontato è funzionale, ovviamente, in quanto se dovessimo rimettere in discussione ogni nostra semplice azione riusciremmo a fare meno di un decimo delle cose che ogni giorno ci competono. Ma divertirsi ad essere curiosi, a non dare per scontate delle nostre azioni o scelte può essere una scelta responsabile. Non ce lo dice solo la Semiotica, ma anche la psicologia, lo yoga e tutte le pratiche new age che escono come funghi ci portano ad analizzare attentamente le nostre azioni più semplici, ma quanto mai fondamentali per la costruzione della nostra identità, del nostro modo di pensare e del nostro modo di interagire con gli altri e con il mondo.

Entriamo in contatto con la nostra creatività e ludicità facendo quello che abbiamo sempre fatto, vivere. Farà bene non solo a noi, ma anche al prossimo e all’ambiente se le nostre scelte, non solo di comportamento e di consumo, ma in ogni campo si coloreranno e prenderanno in considerazione nuove prospettive. Ma farà bene soprattutto alla quotidianità che acquisterà un nuovo e ritrovato significato!

CIaO!

foto tratta da qui.


Energy label: i consumi sotto i riflettori

16 Settembre, 2007

 

 

 Scegliere in modo responsabile i prodotti che entrano nella nostra vita vuol dire considerare, oltre le caratteristiche evidenti al momento dell’acquisto, anche quelle che determinano l’efficienza del prodotto stesso durante il suo utilizzo, in primis il consumo energetico. Per quanto riguarda i prodotti di elettronica ed elettrodomestici devono per legge esporre una etichetta dove viene indicato il suo consumo energetico: andiamo a vedere le sue caratteristiche.

L’etichetta è di facile lettura. In alto specifica la casa costruttrice e la sigla dell’apparecchio. Subito sotto troviamo un grafico a barre di una colorazione da verde a rosso: questa sezione ci indica la classe energetica, ovvero l’efficienza energetica del prodotto in confronto con i consumi con prodotti analoghi. Il colore verde indica bassi consumi, il rosso alti consumi. La classe viene indicata da una lettera maiuscola, A++ indica la classe di efficienza massima con bassi consumi, la lettera G sta invece per alti consumi.

Per sapere il suo consumo specifico bisogna leggere nella sezione sottostante, dove viene specificato il consumo annuo espresso in chilowatt. Questo dato è stabilito sulla base di prove standard, tuttavia il consumo effettivo dipende dal modo in cui l’apparecchiatura è utilizzata e dove viene collocata. Nel caso delle lavatrici, ad esempio, il consumo si riferisce ad un ciclo di lavaggio normale di cotone a 60 gradi; mentre per il frigorifero si riferisce ad un uso normale, se lo stesso viene posto in vicinanza a fonti di calore chiaramente il consumo aumenta.

La penultima sezione indica le capacità di carico del prodotto, che chiaramente per il frigorifero si riferisce al volume degli alimenti freschi e congelati, per la lavatrice al bucato in cotone in kg e il consumo di acqua in litri, per la lavastoviglie al numero di coperti e consumo di acqua per ciclo.

Importante anche l’ultima sezione che indica il rumore emesso dall’apparecchio in funzione espresso in decibel.

Come potete notare quindi, grazie alla direttiva della UE che ha introdotto l’Energy label, possiamo avere in un’unica facile soluzione tutte le informazioni sui tutti i consumi ed emissioni: teniamone conto perché un risparmio immediato dato da un prezzo più invitante potrebbe voler dire spendere di più lungo tutta la vita dell’apparecchio!

Consumi ridotti = emissioni ridotte + costi di gestione ridotti = tutti con il sorriso!

Foto tratta da qui.


10, 11, 12

10 Settembre, 2007

11, quante cose ci sono state tolte da questo numero: vite, certezze, serenità. C’è un pre 11, giorno nel quale ancora nulla si è manifestato, la nostra vita segue il suo corso senza eventi eccezionali, e c’è anche un post 11, giorno in cui si comincia a riflettere, a cercare di capire, a cercare soluzioni, a continuare a vivere.

11 settembre, come 11 marzo sono piene di significati per New York come Madrid, significati che si estendono a tutto il mondo, ad ogni nostra singola vita. Forse cambieranno i numeri, ma ognuno di noi è stato colto nella sua vita da un evento fuori dal normale che ha comportato dei significativi cambiamenti. Certo, paragonare gli attentati terroristici con altri eventi potrebbe suonare strano, sono d’altronde convinto che bisogna trascendere dal significato oggettivo degli eventi per guardare a quello soggettivo: ognuno di noi valuta ogni evento in base ai suoi criteri. 11 potrebbe essere la scoperta di aver perso qualcuno caro, perso uno stato di salute, perso una relazione, delle persone che credevamo amiche.

Una persona a me molto cara mi confidava come si è stupita del fatto che dopo il “suo” giorno 11, quando ha scoperto di avere un cancro, il “suo” 12 è ben più sereno di quello di una sua amica, la quale aveva perso il suo gatto, evento che l’ha tenuta chiusa nel suo dolore e in casa per sei mesi.

L’11 non lo possiamo gestire, il 10 e il 12 invece, dipendono da noi. Non arriviamo al 11 scoprendo quello che avremmo potuto fare il 10, non neghiamoci il tempo per “stare” nel nostro dolore il 12, solo una volta vissuto questo, con il fine di superarlo, mai per crogiolarci, potremmo guardare al domani. Un domani che sarà costruito anche da un piccolo mattoncino “11”, ricordiamo le persone, le relazioni, le cose che non ci sono più e teniamole vive, traiamo anche da loro una lezione, un motivo per vivere il nostro 12 con le persone, relazioni e cose che abbiamo oggi.

PS:il mio migliore amico Luigi a ragione mi ha detto che non bisogna vivere come se non ci fosse un domani, potremmo commettere delle esagerazioni. Viviamo come se avessimo la febbre!

foto tratta da qui.


Carta canta

3 Settembre, 2007

 

Prima di prenotare le Vs. prossime vacanze considerate la notizia ansa di oggi: il mondo cambia, si sa, ma non eravamo proprio portati a pensare che anche le cartine geografiche si sarebbero dovute aggiornare, se non nel giro di parecchi decenni. Ma così non è, almeno a detta di Ashworth, direttore dell’Atlante Times 2007: “Possiamo vedere il disastro ambientale consumarsi sotto i nostri occhi”.

Certo, vedere le foto del lago d’Aral ha un certo impatto, è in atto anche la sottoscrizione di una petizione a cui ho aderito grazie alla citazione nel blog di Alessio Jacona, l’invito tramite il link è per tutti, ovviamente. Stessa sorte per la foresta amazzonica, le cui sorti potete leggerle nell’articolo di Green peace.

I cambiamenti climatici mostrano le loro conseguenze anche nel belpaese, guadate la piantina redatta dal WWF. Secondo l’Apat molte zone d’Italia sono a rischio desertificazione, e non solo quelle meridionali, anche la verde Toscana. Interessante, tra le righe, la conferenza nazionale sul cambiamento climatico il 12 e 13 settembre a Roma.

E noi? Non possiamo reagire al cambiamento climatico solo con l’acquisto di condizionatori che, paradossalmente, peggiorano ulteriormente la situazione grazie ai gas rilasciati, al consumo di energia e al riscaldamento che provocano. Che si fa?

foto tratta da qui.