Ha un fine sociale di educazione, piuttosto che di profitto; tratta i suoi concorrenti come partner “[...] fratelli secondo una filosofia – nata negli anni ‘70 come briarpatch – che vede il business network come un sistema nel quale le aziende oneste si devono supportare e aiutare reciprocamente per promuovere un capitalismo etico[...]“; utilizza prevalentemente laboratori locali per produrre gli articoli che commercializza; ha usato la forma cooperativa per crescere e coinvolgere nell’attività i propri dipendenti, poco importa se il suo motto sia “Promoting sexual heath and pleasure since 1977″ e che abbia tra gli scaffali vibratori colorati: la Responsabilità Sociale d’impresa (RSI) non è bacchettona.
Molto interessante l’articolo di Alessandro Paparelli dal titolo “Good, sustainable, vibrations” nel numero 70/2006 della rivista Ticonzero, nel quale si sottolinea “[...] l’importanza fondamentale di strumenti di analisi finanziaria anche per le organizzazioni cooperative e dell’utilizzo dei documenti di bilancio per l’analisi del business, il decision making, la pianificazione, la gestione di budget e investimenti“. Ancora una volta il bilancio sociale è riconosciuto come uno strumento per “rendere conto per rendersi conto” come afferma il Prof. Hinna nelle sue lezioni.
L’articolo tratta la storia della “Good Vibrations” un sex shop “[...] con uno dei programmi di CSR ante litteram più avanzato che si possa rintracciare nella letteratura manageriale“. Dal 2006 l’azienda ad oltre 15 milioni di dollari di fatturato e un business in crescita si è trasformata in società di capitali, in quanto la forma cooperativa non dave più sufficienti garanzie sul mercato finanziario. In ogni caso la Good Vibrations è certa che la nuova società è la migliore garanzia che i suoi valori continuino a vivere concretamente.
L’opinione generale è ancora divisa nella decisione di campo sul considerare “etiche” o meno le aziende che trattano prodotti “limite” come le armi, piuttosto che i vibratori. Sta di fatto che, se vengono rispettati i criteri “etici” nella filiera produttiva, già siamo un pezzo avanti. Come al solito il mondo non è fatto in bianco e nero, ma a gradazione di colore.
foto tratta da qui.
Pubblicato da filippo
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