Ogni posto è buono

 

Ci stiamo sempre più abituando a convivere in ogni luogo con supporti mediali che veicolano messaggi pubblicitari o incitano all’acquisto. Ieri sera però ho detto basta: possibile che si arrivi a pubblicizzare una nuova apertura di un punto vendita sui cassonetti? Finché vedevo impropriamente adesivi che proponevano svuotamenti di cantine ed attività affini al “riciclaggio” poteva anche andare.

Negli ultimi tempi davvero ogni posto è buono. A cominciare dalla pompa di benzina; no non parlo di affissione nella stazione di servizio, ma proprio di pubblicità sulla pompa, dove è stato ricavato uno spazio per apporre la propria pubblicità.

Poi, in qualsiasi posto dove bisogna fare una fila: finché si trattava di aeroporti stazioni e centri commerciali ci eravamo abituati, ma la scorsa settimana ho toccato con mano il fatto che gli schermi hanno invaso anche le farmacie. Dopo aver notato lo schermo ho abbassato, rassegnato, lo sguardo per notare che, per chi ama i supporti analogici, esiste anche una rivista gratuita dedicata solo alla salute, dove viene ricordato che in autunno è più facile avere mal di testa, di gola, colpi della strega. Malignamente ho portato il mio sguardo alla pagina accanto i rispettivi articoli dove casualmente veniva sempre pubblicizzato un farmaco contro il male ricordato nell’articolo, mah.

A Toronto il posto dove meno mi sarei aspettato di trovare uno schermo su cui venisse passata la pubblicità è il luogo sacro dove la tranquillità dovrebbe regnare sovrana: il bagno, e non nell’atrio ma proprio sopra il water! La pubblicità (non mi ricordo il prodotto, il che vuol dire una pubblicità che non ha centrato l’obiettivo) mostrava delle ragazze che facevano apprezzamenti sulle parti intime dell’astante ignaro (ed imbarazzato).

Anche quando prendiamo i mezzi pubblici, oltre gli schermi, anche il biglietto è sempre più mascherato da buono sconto o semplice pubblicità.

Per ora non ho ancora parlato di marketing virale, dello stickering, delle promocard, così come l’utilizzo di superfici “nuove” come veicoli pubblicitari: scale e pavimento. Sotto questa luce fa sempre meno notizia il fatto che un paio di anni fa un ragazzo si era venduto la fronte su e-bay proprio come supporto pubblicitario. Se vi interessa contattatemi, a tal fine sto sgomberando sempre di più la mia fronte dai capelli, tanto siamo anche nel periodo delle castagne, che, grazie alla globalizzazione, si trovano sempre!

La domanda di fondo è: c’è un limite oltre il quale non è eticamente corretto piazzare messaggi pubblicitari? Proseguendo su questa strada non si arriva ad una “sovra stimolazione” del consumatore destinata a crescere esponenzialmente vista l’efficacia descrescente al crescere dei mesaggi?

foto tratta da qui.

4 Risposte a “Ogni posto è buono”

  1. Lorenzo Dice:

    Ciao filippo
    guarda….secondo me,teoricamente il limite esiste, purtroppo lo abbiamo superato da un pezzo e ora sia i creativi sia chi necessità di farsi pubblicità non sa più dove sbattere la testa….cè da dire che su un vecchio numero di Focus che ho sbirciato tanto tempo fa,c’era un servizio sul Guerrilla Marketing, dove venivano presentate alcune foto raffiguranti i piu estremi e devo dire anche geniali tentativi ti pubblicità su ogni superficie o oggetto.
    Il punto è che, se anche alcune trovate possono essere geniali e simpatiche, l’individuo oramai non ha piu spazio per la privacy e…il mercato invade tutto (vedi il cesso), e non fapiu caso ad una tipologia di advertising che non sia concepita in modo da colpire in maniera devastante il consumatore….. indi per cui siamo veramente sovra-stimolati,
    Anche se sono stato confusionario nella mia esposizione…spero di aver fatto passare il concetto.. :-P

    lorenzo
    PS: sabato sono riuscito a surfare….yeah :-D

  2. simone Dice:

    Davvero un bel post…offri diversi spunti di riflessione.
    In gergo si parla di “information overload” per indicare la situazione che descrivi: un “bombardamento” di messaggi che ci circondano, si diffondono per tutta la città e che sono talmente tanti che in molti casi non abbiamo neanche il tempo e il modo di notarli e memorizzarli; dunque molti di questi sono del tutto inefficaci…é molto difficile per l’ azienda costruire un logo, uno spot o un payoff che possano emergere e distinguersi dagli altri.
    Per quanto riguarda il fattore estetico non sono del tutto d’ accordo: ci sono pubblicità talmente belle che si avvicinano ad essere arte e credi che la metro in foto sia più gradevole se lasciata grigia o incolore?

    simone
    http://www.ilcomunicatore.wordpress.com

  3. filippo Dice:

    @Lorenzo: il concetto è chiarissimo! Sta di fatto che volevo quasi fare una provocazione perché in fondo non si trasgredisce nessuna legge. Le pubblicità sono lì, sta a noi guardarle o meno. Era diverso ad esempio con i pop-up che intralciavano il nostro percorso. Sarebbe invece interessante, andando più a fondo, fare una ricerca psicologica sull’impatto incessante delle pubblicità.
    Domani è sabato, spero che farai il bis! Divertiti anche per me!

    @Simone: Grazie per i complimenti! Per quanto riguarda il lato estetico ti do piena ragione, infatti, non mi sembra di aver preso una posizione in contrasto su questa tematica. Anzi mi ricordo con piacere la mostra al Chiostro del Bramante di qualche anno fa sulla pubblicità giapponese, davvero illuminante. Per rimanere sulla metafora…è chiaro che, ad esempio, può risultare esteticamente più piacevole la metro come nella foto rispetto al vagone arancione e sporco. Ritorno però sul concetto esposto a Lorenzo poco sopra, è come avere dei riflettori che portano la nostra attenzione su ogni particolare: non c’è il rischio di fare tilt? Anche perché mentre vaghiamo per la città stiamo già svolgendo altri compiti, pertanto forse potrebbe essere anche proficuo in certi casi lasciare in pace i nostri sensi.

  4. filippo Dice:

    Tra l’altro sabato scorso sono andato dal fornaio…non ricevono in omaggio buste per il pane da parte di aziende che vendono dadi?

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