Crisi di bagagli o di comunicazione?

8 Novembre, 2007

 

Domenica sera ho assistito, molto interessato, ad una piccola crisi i cui ingredienti erano isteria, sfinimento, disinformazione, sgomento e quant’altro succede normalmente nell’aeroporto di Fiumicino – Leonardo da Vinci.

Come di consueto i veri VIP non eravamo noi passeggeri ma i nostri bagagli, neanche un tappeto (non proprio rosso) con tanti fan in attesa li ha fatti cambiare idea: si sono fatti attendere. E, come i veri fan, c’era chi si strappava i capelli, chi inveiva sui tabelloni e chi ingiuriava chiunque avesse qualcosa che ricordasse il logo degli Aeroporti di Roma (anche la carta dei panini).

In quest’atmosfera di ordinaria follia, ha avuto la bella idea di intervenire il responsabile coordinatore della Guardia di Finanza, inconsapevole di quello che stava per accadere. In queste occasioni amo osservare perché si ha modo di  capire molte cose sulle persone e sulla comunicazione. I personaggi migliori sono quelli che urlano guardando in alto e puntando i piedi, li adoro. E’ davvero interessante vedere come l’essere umano reagisce quando non sa cosa fare.

Ma lasciamo la psicologia spicciola per tornare a scrivere sulle scelte responsabili. Argomento: comunicazione di crisi. La gestione professionale della comunicazione negli attimi di crisi è davvero essenziale. L’argomento è strategico e, pertanto, da gestire con dei valori alla base come la consapevolezza e la trasparenza. Consapevolezza delle conseguenze, in questi casi determinanti, e trasparenza perché quantomai ora bisogna dare certezze. Cose in cui il responsabile in questione non era preparato, dimostrandosi davvero poco capace di gestire una comunicazione, essendo trasportato peraltro dalla emotività. Del tutto comprensibile davanti a decine di persone urlanti, ma comunque indice di preparazione relativa. Sono uscite frasi del tipo: non potete entrare in quest’area perché è sterile(?); faccio io quello che avreste dovuto fare voi; datemi la carta d’imbarco; chiamo i dirigenti che però abitano lontano; non sono io che vado a prendere i bagagli. Riassunto: 1- non sapeva neanche di quale volo si trattava; 2- non c’è spirito di squadra, ma di ricerca di persone a cui passare la patata bollente. Il tutto condito con scuse di cui una smentiva l’altra.

Bene sta di fatto che tutto questo baccano è stato fatto perché i bagagli hanno tardato di 1 ora. Forse non ho chiarito che si tratta di Fiumicino, ergo sono stati in perfetto orario.

foto tratta da qui.