La guerra è in casa

21 Novembre, 2007

Stavo leggendo questo lancio sul sito ansa, che mostra una situazione sconcertante. Come sempre non bisogna aspettare queste rilevazioni, le violenze tra le mura domestiche sono una piaga in tutta europa, anche nelle piú civili repubbliche svedesi, oltre che in tutto il mondo.

Quello che sconcerta è il fatto che solo una minima percentuale delle donne denuncia le violenze. Ancora una volta un fatto di cultura, con una commistione di altri fattori: psicologici, economici, prensenza di figli, etc. Fattori che qui non voglio analizzare per l’evidente complessitá e specificitá di ogni caso.

La domanda è questa, posto che andrebbe rinchiuso chiunque lede la libertà altrui, (ritorna il tema della certezza delle pene), si puó protrarre tale situazione pur di avere una famiglia “del mulino bianco”? Fino a che punto si puó andare avanti pur di lasciare qualche chance al sogno?

Il tema della responsabilità è centrale, penso che in primis vada messa quella che abbiamo nei nostri confronti. Ognuno di noi non merita di stare in questa situazione.

Plauso al forum permanente che si vuole promuovere, ma se le donne che subiscono violenze non le denunciano, credo che possa avere un ruolo marginale, ma comunque importante per la sensibilizzazione.

Altro appunto: non mi piace buttare “tutto in caciara” come si dice a Roma. Se solo 1% dei colpevoli viene condannato non sará forse sovrastimato il numero delle violenze? Che cosa si definisce come violenza? Bisgona porre molta attenzione a ció che si legge, in quanto piú che i dati finali nelle rilevazioni sono importanti le definizioni e la metodologia di rilevazione. Rimane la certezza che le violenze ci sono.