Essere fair o essere italici: è questo il problema

26 Novembre, 2007

Linea SOLIDAL COOP

 

 

 

 

 

Lo ammetto, sono stato vittima di un acquisto d’impulso: un succo di frutta all’arancia della Coop, linea “Solidal”. Cosa si intende per Solidal? Presto detto, meglio copiato da quanto scritto sulla confezione: “Acquistando questo prodotto contribuisci a sostenere e promuovere lo sviluppo economico e sociale della comunità in cui operano le cooperative che prevalentemente forniscono la materia prima utilizzata”. Le cooperative in questione sono la ACIPAR di Paranava e la Coagrosol di Itapolis entrambe in Brasile.

Perché definirmi vittima? Innanzitutto perché è stato un acquisto non consapevole, poi perché, entrando in questione etiche, per mia scelta personale preferisco scegliere un prodotto italiano. In Italia si devono buttare addirittura tonnellate di arance e poi andiamo ad acquistare quelle brasiliane? Facciamo ordine.

Posto che il commercio equo e solidale è un modo di fare business del tutto lodevole e da privilegiare rispetto a quello senza garanzie, credo tuttavia che sia da scegliere per quei prodotti che in ogni caso andrebbero importati, come il caffè, la cioccolata, le banane. Le arance, se mi permettete, così come l’olio, il vino esigo che siano italiani. Questo criterio si basa non solo sulla preferenza di nazionalità, ma anche di vicinanza. Come hanno viaggiato quelle arance (visto che lo stabilimento di produzione era italiano)? Il tutto per valutare sia la freschezza e la maturazione del prodotto, sia l’inquinamento generato dal trasporto. Non tutto ciò che è socialmente responsabile luccica e va preso senza riflettere.