Partito il nuovo Grande Fratello

25 Febbraio, 2008

 

Mentre vagavo per la città, mi sono soffermato a riflettere sulla nuova campagna elettorale da poco iniziata. Metto subito le mani avanti perché notoriamente di politica ne capisco ben poco, ma in ogni caso cerco sempre di farmi una mia idea e di andare a votare sempre e comunque. Se proprio si vuole protestare, credo che si possa annullare la scheda, ma il diritto di voto è sia un anche un nostro dovere di cittadini, sia un diritto conquistato con il sangue dai nostri antenati. Questo lo dico perché da più parti ho sentito la voglia di esprimere il proprio malcontento non andando a votare, azione che non credo sia responsabile.

La campagna è iniziata con Veltroni a Pescara, che ha pranzato a casa di una famiglia con una schiera di telecamere. Non mi sono potuto astenere dal pensare ad un parallelo con la casa del “Grande Fratello” , concludendo che i politici vivono la campagna elettorale come gli abitanti della casa del reality, dove ognuno è contro l’altro, si deve sembrare più buoni,bravi e belli, si fanno coalizioni, inciuci, ci si accoppia, e poi alla fine il voto decreta la vittoria. Anche i contenuti da tempo sono scaduti a livello Grande Fratello: promesse, credenze, confronti, valori spiattellati. Ma alla fine tutto combacia, perché loro vivono il reality, noi la realtà, anche se tentano di farci credere il contrario. Mai come questa volta però sarà tanto impegnativo fare le proprie scelte.

Foto tratta da qui.


Io lo so che non sono solo

19 Febbraio, 2008

 

 

Noi single siamo in continua crescita. Lo hanno sancito anche le ultime statistiche Istat sui residenti nel 2007: più di 10 milioni di italiani sono senza una dolce metà (celibi + nubili). Tanto  per cominciare, il termine dolce metà proprio non mi piace, non solo perché preferisco il salato al dolce, ma anche perché  non mi sento incompleto, come si mi mancasse una parte.

Come dice il mio amico Pierangelo, l’uomo è un animale sociale, è fatto per stare in compagnia. Niente di più vero, ma a patto di stare bene con se stessi. Mi piace sempre andare verso qualcosa, piuttosto che scappare. Se si scappa, l’unico obiettivo è di andare via da qualcosa, senza una meta ben specifica, solo per fuggire da qualcosa di non piacevole. Piuttosto a me piace andare verso qualcosa di piacevole. Nel caso della scelta di un partner, credo che non ci possa essere nulla di più deleterio di unirsi perché non si vuole stare soli o per dimenticare un’altra storia. Di contro, c’è anche un’altro rischio: quello di scoprire quanto è bello stare anche soli. Con questo voglio intendere, ad esempio l’abitare da soli, l’essere liberi pienamente, senza vincoli. Si dovrebbe essere liberi anche in due, teoricamente, tuttavia praticamente è impegnativo che ciò avvenga, anche perché non abbiamo più solo noi stessi da rispettare, ma anche un’altra persona.

La domanda è: fino a che punto è bene essere single? Da cui può nascere la domanda: fino a che punto è bene stare insieme? Ma affrontiamo una domanda alla volta!

A quanto ho capito esistono diverse scuole di pensiero, quella del rimorchio, quella della capatura dei fagiolini e quella della ricerca. La scuola di pensiero del rimorchio persegue il motto “sarò solo fino a quando qualche anima pia (ma con la gente che circola di questi tempi si vedono solo trogloditi…) non si accorga che esisto in questo pianeta”; quella della capatura dei fagiolini vede la selezione del prossimo come un processo selettivo con rigidi standard e procedure, che spesso fanno escludere una persona dalle eleggibili solo per caratteristiche superficiali ; ed infine la scuola della ricerca vede il rapporto con l’altro come momento che integra la vita di due individualità, che, proprio per questo, deve basarsi sulla conoscenza del prossimo vista più come una missione che come un mezzo.

Non seguo queste scuole, credo che stare insieme non deve essere un obbligo, ma un’opzione, peraltro piacevole per entrambe le persone. Per questo credo che bisogna essere single fino a che non si senta quello che in Sex and the City viene definito “tza tza tzu”, una attrazione unica, sperando che venga contraccambiata! Se c’è lo tza tza tzu non è neanche il caso di parlare, perché la razionalità toglie le tende dalla nostre azioni.

Di fatto ora l’essere single è un vero affare per l’economia, dati Coldiretti alla mano un single spende il 60% in più rispetto ad una famiglia per i generi alimentari. E non solo: come saggiamente il prete nel film “Casomai” argomentava, una società frammentata ha bisogno di due dentifrici, due stendibiancheria, due case, etc. E allora un’altra domanda: non è che siamo sempre più single perché siamo sempre più egocentrici, più impegnati a costruirci la nostra vita di successo piuttosto che una vita condivisa, a fare sempre più sport individuali, videogiochi? Non è che siamo sempre più single anche stando in coppia?

Foto tratta da qui.


Il terzo tempo

10 Febbraio, 2008

 

Cosa dovrebbe veicolare lo sport? Credo che tutti saremo d’accordo sul fatto che alla sua base dovrebbero esserci valori come il rispetto, la sana competizione, la partecipazione.

Luigi mi stava parlando proprio oggi del torneo 6 nazioni di Rugby, sport per me che non seguo neanche il calcio davvero distante. Mano a mano che me ne descriveva le caratteristiche mi sono cominciato ad interessare, soprattutto al cd. “Terzo tempo”, ovvero l’attimo in cui si mettono da parte la palla e le rivalità e si crea una piacevole atmosfera conviviale tra giocatori di entrambe le squadre e i loro tifosi. Il messaggio è chiaro: nel gioco facciamo del nostro meglio per vincere, nella vita possiamo benissimo essere pacifici conoscenti. Un pò quello che abbiamo imparato da cartoni animati come Mila e Shiro, Holly e Benj : dedizione, allenamento, competizione ed amicizia.

Tra l’altro la Federazione Italiana Rugby è attiva anche dal punto di vista sociale, lo scorso anno è supportata la campagna “Obiettivo Scuola di Terre des hommes Italia per portare 10.000 bambini nelle aule di tutto il mondo” grazie agli sms solidali

Credo che molti di noi potremmo imparare a passare dal primo e secondo tempo anche al terzo tempo, se non sul campo, con il nostro prossimo, magari tra colleghi di lavoro, di scuola, etc.

Foto tratta da qui.


Il verbo rifiutare

4 Febbraio, 2008

 

Ho appena finito di ascoltare alla trasmissione “Che tempo che fa” il commissario straordinario per la questione dei rifiuti in Campania Gianni de Gennaro e ho trovato interessante il suo intervento. Il mio interesse è sia da studente in Scienze della comunicazione, sia da “osservatore della realtà” per questo blog.  Da comunicatore devo fare i complimenti, a parte per alcune parole killer come “difficile” che dovrebbe venir sostituito da “impegnativo” secondo i dettami della PNL, perché ha saputo fare un intervento centrando i punti chiavi di una comunicazione di crisi: trasparenza, chiarezza e lealtà. Non è mia intenzione inoltrarmi sulla crisi dei rifiuti in Campania, da questa faccenda tuttavia ho capito una cosa: per pensare in grande, bisogna pensare in piccolo. Dobbiamo sempre puntare in alto, ma in cima si arriva un passo alla volta. Tutto parte dalla risorsa tempo: non può essere buttata indistintamente come un rifiuto. Il tempo va gestito attivamente selezionando le varie attività che si intende attuare, per poi suddividerle in unità di tempo, tale che già alla prima unità sia possibile capire se si è in regola o meno con la propria tabella di marcia, e se no attivare un’azione correttiva. E questo Gianni de Gennaro lo sa benissimo: è stato lui stesso a dire all’Italia intera che ogni ora vengono prodotte in Campania 50 tonnellate di rifiuti al minuto. Peccato che lui sia stato il primo a rendersene conto.

Da osservatore di questo blog, non posso che sottolineare che prima di rifiutare qualcosa, bisogna prima averla scelta. Pertanto facciamo davvero attenzione a ciò che scegliamo di consumare, anche in base alla sostenibilità della confezione e al suo riciclaggio, dopo una sua attenta differenziazione nei rifiuti. Rifiutiamoci di rifiutare ciò che può essere ancora utile per noi o per il nostro ambiente.

Foto tratta da qui.