Io lo so che non sono solo

Noi single siamo in continua crescita. Lo hanno sancito anche le ultime statistiche Istat sui residenti nel 2007: più di 10 milioni di italiani sono senza una dolce metà (celibi + nubili). Tanto per cominciare, il termine dolce metà proprio non mi piace, non solo perché preferisco il salato al dolce, ma anche perché non mi sento incompleto, come si mi mancasse una parte.
Come dice il mio amico Pierangelo, l’uomo è un animale sociale, è fatto per stare in compagnia. Niente di più vero, ma a patto di stare bene con se stessi. Mi piace sempre andare verso qualcosa, piuttosto che scappare. Se si scappa, l’unico obiettivo è di andare via da qualcosa, senza una meta ben specifica, solo per fuggire da qualcosa di non piacevole. Piuttosto a me piace andare verso qualcosa di piacevole. Nel caso della scelta di un partner, credo che non ci possa essere nulla di più deleterio di unirsi perché non si vuole stare soli o per dimenticare un’altra storia. Di contro, c’è anche un’altro rischio: quello di scoprire quanto è bello stare anche soli. Con questo voglio intendere, ad esempio l’abitare da soli, l’essere liberi pienamente, senza vincoli. Si dovrebbe essere liberi anche in due, teoricamente, tuttavia praticamente è impegnativo che ciò avvenga, anche perché non abbiamo più solo noi stessi da rispettare, ma anche un’altra persona.
La domanda è: fino a che punto è bene essere single? Da cui può nascere la domanda: fino a che punto è bene stare insieme? Ma affrontiamo una domanda alla volta!
A quanto ho capito esistono diverse scuole di pensiero, quella del rimorchio, quella della capatura dei fagiolini e quella della ricerca. La scuola di pensiero del rimorchio persegue il motto “sarò solo fino a quando qualche anima pia (ma con la gente che circola di questi tempi si vedono solo trogloditi…) non si accorga che esisto in questo pianeta”; quella della capatura dei fagiolini vede la selezione del prossimo come un processo selettivo con rigidi standard e procedure, che spesso fanno escludere una persona dalle eleggibili solo per caratteristiche superficiali ; ed infine la scuola della ricerca vede il rapporto con l’altro come momento che integra la vita di due individualità, che, proprio per questo, deve basarsi sulla conoscenza del prossimo vista più come una missione che come un mezzo.
Non seguo queste scuole, credo che stare insieme non deve essere un obbligo, ma un’opzione, peraltro piacevole per entrambe le persone. Per questo credo che bisogna essere single fino a che non si senta quello che in Sex and the City viene definito “tza tza tzu”, una attrazione unica, sperando che venga contraccambiata! Se c’è lo tza tza tzu non è neanche il caso di parlare, perché la razionalità toglie le tende dalla nostre azioni.
Di fatto ora l’essere single è un vero affare per l’economia, dati Coldiretti alla mano un single spende il 60% in più rispetto ad una famiglia per i generi alimentari. E non solo: come saggiamente il prete nel film “Casomai” argomentava, una società frammentata ha bisogno di due dentifrici, due stendibiancheria, due case, etc. E allora un’altra domanda: non è che siamo sempre più single perché siamo sempre più egocentrici, più impegnati a costruirci la nostra vita di successo piuttosto che una vita condivisa, a fare sempre più sport individuali, videogiochi? Non è che siamo sempre più single anche stando in coppia?
Foto tratta da qui.
19 Febbraio, 2008 alle 9:52 pm
bella riflessione. di più. eccezionale!
e ora ci penso su.
20 Febbraio, 2008 alle 7:33 pm
Invece io stavo ripensandoci su…ma poi si sceglie davvero di essere single? O forse delle volte si dice di no perché tanto sarebbe come stare da soli in coppia? Quante coppie single ci sono!!!
21 Febbraio, 2008 alle 4:18 pm
ah ah ah, la teoria della capatura dei fagiolini e’ eccezionale, veramente!
mi viene da rispondere ai tuo quesiti con la famosa battuta “sono single per scellta… degli altri!”…
come sati? io bene, sto riemergendo faticosamente da u periodo di lavoro matto e forsennato, ancora un paio di settimane e dovrei ritornare ad essere quella di prima… spero! ti mando a breve una mail con l’invito per una mostra, baci :))))
23 Febbraio, 2008 alle 10:51 am
Ciao! Sono felice di risentirti! Per quanto riguarda il fatto di essere single per scelta degli altri, credo sia vero, almeno in parte .
C’è anche però la voglia di esserlo anche se non capisco la motivazione per la quale si dovrebbe prendere sotto gamba ogni storia. Se si comincia qualcosa e si capisce che non è solo un gioco, perché andare sempre con i piedi di piombo? Perchè , d’altra parte perdere del tempo con qualcuno con il quale non stiamo bene? C’è molto timore ad aprirsi agli altri, questo lo trovo un peccato, anche perché aprendosi agli altri ci si conosce un pò di più e si è pienamente se stessi.
Per quanto mi riguarda, con il mio nuovo lavoro da metalmeccanico ho gli orari un pò scombussolati…non mi è mai capitato di svegliarmi di sabato mattina alle 7:30 anche se non devo andare a lavorare!!!
24 Aprile, 2008 alle 5:30 pm
La scuola di vita che conosco io parla di rispetto, parla di libertà e di consapevolezza.
Siamo soli che ci piaccia o no questo è fondamentale per andare avanti
24 Aprile, 2008 alle 8:57 pm
Ciao Marco!
).
Hai tirato fuori tre valori fondamentali, come si può risponderti se non positivamente? Sono contento per te e per la persona che ti sta / starà accanto!
Sulla frase dello stare soli ci sarebbero da fare delle riflessioni più profonde, anche se presa di per sé l’affermazione è molto condivisibile, anzi fondamentale per voltare pagina e cominciare a viviere quello che è il primo giorno del resto della nostra vita, parafrasando non so chi (che ignorante!
Delle volte ci si crogiola sul fatto di stare soli anche se spesso non lo si è veramente, se invece sentiamo un cratere dentro di noi è forse perché non abbiamo seguito i valori che indichi tu: rispetto, libertà e consapevolezza.
Grazie per la tua riflessione!