Rapportarsi con la morte

30 Marzo, 2008

 

Ci sono cose nella vita che tendiamo a non vedere perché non sono facili da affrontare: una tra queste è la morte. Un argomento davanti al quale posso dire davvero poco, in quanto io stesso tendo a nasconderla, a non affrontarla. Solo chi ha vissuto un lutto può capire le sensazioni che si provano. E’ facile dire che la vita va avanti, spesso invece sembra che non sia così.

Mi sono sentito dire che bisogna vivere anche in funzione della morte, ma come è possibile? Ieri, per esempio, il prete davanti ad una chiesa gremita, durante il funerale di una nostra cara amica di famiglia ha dato una chiave di lettura per me poco condivisibile: bisogna vivere per farsi voler bene. A mio avviso bisogna vivere volendo bene, senza secondi fini, anzi delle volte avendo la forza di rimanere nell’ombra,condividendo il più possibile con le persone a cui teniamo davvero, senza aspettare un domani incerto.

La società si rapporta con la morte stando il più possibile vicino ai parenti stretti. Si inviano telegrammi, fiori si fanno tante cose della cui utilità delle volte non si capisce bene il senso. La credenza comune è che la coesione sociale aiuti a sopportare il dolore. Ma è davvero così?

Vista dall’esterno non so mai come rapportarmi né con la morte né con le persone a cui porgere le condoglianze, finendo quindi nel rimanere nella immobilità totale.  Una volta che una persona non c’è più, c’è ben poco da fare, se non ricordare i bei momenti passati assieme. Più il dolore è intimo, più è possibile superarlo da soli o con le poche persone con le quali c’è una profonda affinità spirituale. Il resto è solo rumore.

Foto tratta da qui.


Oltre

25 Marzo, 2008

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Ci sono attimi nella propria vita in cui si guarda al di là del periodo che si sta vivendo, non perché si cerca di fare dei programmi, ma semplicemente per guardare oltre al presente. Come oggi. In questa fase vedo la mia vita girare a vuoto, come quando si accelera stando in folle. Tutto si muove, i giorni passano, ma rimango fermo. Un immobilismo che mi spaventa, ma di cui sono consapevole, anche del fatto che al momento questa fase è inevitabile. Prima devo mettere in ordine alcune cose, per poi inserire la marcia e ripartire. E’ per questo che sto guardando oltre. Ma fino ad allora?

Le opzioni sono tante: deprimersi, narcotizzarsi con corsi vari, andare in letargo mentale, etc. La mia scelta invece è, da bravo capricorno, di abbassare la testa, prendere la rincorsa e affrontare la situazione a cornate. E’ mia convinzione, infatti, che le piccole difficoltà se prese sotto il punto di vista costruttivo ci diano l’opportunità di forgiarci, di progredire, di sviluppare senso critico e creatività. Questo credo possa essere esteso un po’ a tutti, soprattutto nel contesto di questi tempi, dove anche ogni cosa deve essere pervasa da pessimismo, da crisi generalizzata. Ci sono delle cose che sono fuori dalla nostra portata, per le quali non abbiamo margine d’azione. Concentriamoci solo sulle cose nelle quali possiamo fare la differenza e guardiamo anche oltre. Oggi mi ha fatto compagnia Claudio Baglioni, che mi fa piacere parafrasare: “La vita è adesso. Io vivo e  sono qui. Tra sparire o sparare, scelgo ancora di sperare. Non sono l’uomo giusto, ma giusto un uomo”. Ma soprattutto: “Giura amico mio che glielo metteremo ancora lì a questa vita, che va via così, senza aspettarci”.

Foto tratta da qui.


Quando vincono le macchine

17 Marzo, 2008


 

Quello che mi è accaduto questo fine settimana mi ha lasciato alquanto perplesso: sono stato più di 10 ore a congelarmi perché un semplice termostato non funzionava. Per questo uno stabile fieristico è rimasto con l’aria condizionata accesa benché già la giornata uggiosa aveva provveduto al fresco. E questo mi ha fatto riflettere sul “ipertecnicismo” dei nostri giorni, a quanto tempo della nostra vita dedichiamo stando al servizio della tecnologia. Il libro “La caffettiera del masochista” parla benissimo della tecnocrazia e dell’Ergonomia già dal titolo.

E’chiaro che non è possibile fare gli assolutisti, anche perché sto scrivendo grazie al fatto che in questi attimi i panni li sta lavando la mia dolce Margherita. Piuttosto è il caso di pensare al fatto che quando qualcosa non è più funzionale e funzionante non è pensabile di stare in balia delle macchine, stando noi al loro servizio piuttosto che il contrario.

Perché non uccidere il mostro già da piccolo? Perché non riflettere sul fatto che la nostra vita può e deve scorrere indipendentemente dalle chincaglierie tecnologiche? Se i mezzi tecnologici cominciano ad apportare solo intralci nella vita dovremmo essere in grado di sbrigare le nostre faccende anche senza di loro. In questo caso, senza la dipendenza dalla tecnologia, la nostra vita potrebbe migliorare perché arriveremo al punto in cui il loro uso non sarà una dipendenza, ma un piacere aggiunto, così come è comodo avere l’autostrada, ma dobbiamo avere la possibilità di scegliere anche la strada ordinaria, magari aiutati da Esmeralda, la mia fedele voce del navigatore!

Foto tratta da qui.


Riorientarsi

10 Marzo, 2008

 

Il senso dell’orientamento ce l’hai oppure no. Nel secondo caso magari un navigatore satellitare può essere un supporto utile. C’è però una situazione di fronte alla quale un po’ tutti ci siamo trovati, quella di non avere né la men che minima idea di dove ci si trovi, né si ha una piantina a disposizione. Un po’ come quando da piccoli si giocava ad acchiapparella bendati e, una volta tolta la benda, non ci si rendeva conto di dove si era. Bene è quanto metaforicamente mi sta succedendo in questo periodo. Mi trovo di fronte alla mia vita scombinata, per fortuna grazie ad una bella opportunità. Sta di fatto che, se prima avevo almeno l’impressione di poter gestire i miei tempi, ora sono proprio in balia delle acque. Non a caso la scorsa settimana ho saltato anche la pubblicazione di post.

In questi casi possono venirci d’aiuto le tecniche di gestione del tempo che ci portano a selezionare le nostre attività da svolgere. La parte ardua in questa tecnica sta nel fatto di scegliere cosa per noi è più importante e prioritario. Suona davvero strano fare una propria scala di preferenze, soprattutto se si tratta di persone. Dobbiamo ricordarci in questi casi che non siamo macchine, abbiamo bisogno dei nostri tempi, ma soprattutto dell’ascolto. Ascoltarsi, essere capaci anche di fare un respiro profondo e di rilassarsi. Riorientarsi vuol dire anche saper scegliere a cosa rinunciare. Se l’attuare scelte responsabili è un’azione facile, scegliere non è semplice, benché sappiamo quale direzione prendere. Se ci domandiamo dove vogliamo andare, la risposta l’abbiamo. Solo che a volte ci capita fortunatamente di trovare qualcosa per la strada che ci sorprende, come dei lavoro in corso che modificano la realtà, e che mettono in difficoltà, non solo noi, ma anche i migliori navigatori satellitari. Solo che noi con la nostra creatività e determinazione, la strada, se vogliamo, la troviamo. Anche perché, come dice un detto, se non sappiamo dove vogliamo andare, non ci arriveremo mai.

Foto tratta da qui.