Quanto attendevo fervidamente l’età adulta! Mi ricordo che durante le elementari avrei dati qualsiasi cosa pur di ritrovarmi catapultato nel mio futuro a scrivere l’ultima parola della tesi di laurea. Eccomi e ho varcato con successo questa tappa. Arrivato alla soglia dei trenta mi sto guardano intorno e ancora non riesco a capire cosa voglia dire essere “grandi”.
Tutto parte dallo spunto di due fatti accaduti tra conoscenti di famiglia: il primo è un mio coetaneo disoccupato (della categoria di quelli che il lavoro neanche lo cercano) imbevuto del soldi del padre, alcol e droga. Il secondo è un padre di famiglia, che, dopo aver perso il lavoro, è più o meno nella stessa situazione del ragazzo, solo che per fortuna questo distrugge gli oggetti per casa e non veicola la propria violenza sulle persone. Non è il caso di affrontare l’argomento della violenza tra le mura domestiche, che tra l’altro ho affrontato nel post La guerra è in casa, dove anche grazie ai commenti è possibile vedere l’argomento da differenti prospettive.
Quello che mi fa riflettere è che più mi guardo intorno più vedo persone “grandi” anagraficamente ma non nel senso che intendevo da “piccolo”. Non trovo fuori luogo fare il parallelo con la teoria di Konrad Lorenz che vede i cani domestici come degli eterni cuccioloni spinti dall’egoismo. Siamo diventati una società “domestica” che non sa come reagire?
Il filo rosso che unisce i due casi (sono solo due esempi tra innumerevoli) è la perseveranza di mantenere lo status quo: Il giovane perché è facile vivere alla giornata, i familiari di lui perché subiscono passivamente la situazione e si guardano bene dal dare il buon esempio e reagire, il padre di famiglia che continua nella sua vita dissoluta senza neanche tentare di uscirne relegando i figli e la moglie ad una vita da inferno, e così via dicendo. Dov’è la responsabilità e la dignità personale? Dov’è la coscienza che le nostre azioni hanno un impatto su chi ci vive intorno e che dovremmo cercare di dare loro solo gioie? Oggi guardo indietro e vedo che i bambini, affrontando le novità come una sfida quotidiana sono molto più grandi di noi adulti.
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