In questi giorni, oltre a zuccherosi oroscopi e panettoni a metà prezzo è il tempo di malsani bilanci, d’altronde anche i cheeseburger lo sono (ma sono anche tanto buoni). Il buon giorno si vede dal mattino, delle volte però è la notte ad essere determinante (d’altronde anticipa di appena qualche minuto l’alba), così ho terminato questo delimitato lasso di tempo convenzionalmente scandito con più leggiadria di quanta ne avessi all’inizio (benché dubito che a qualche lettore interessi). È stato un anno di sperimentazione, acclimatamento, scoperte, tensioni. Il 2012 sarà un anno di positiva sobrietà, dove, grazie al prof. Monti, avremo l’opportunità di scoprire la nostra spiritualità e di distaccarci dalla materialità (se proprio vogliamo dire così che siamo in mutande). In fondo cos’è che ci fa determinare se un’annata è stata migliore o meno: fattori quantitativi, qualitativi, complicati indicatori o semplicemente il proprio animo? Secondo me definire un anno è come definire un gazpacho, un insieme indefinito di elementi dove tutti gridano vendetta ma che inspiegabilmente creano un unicum anche digeribile. Diciamocelo: per quanto razionalmente o di pancia vogliamo capire l’anno che fu, è passato, e in quanto tale esiste solo in funzione di un futuro, anche se bisestile. Buon 2012!
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Pubblicato da filippo