Tre metri sotto terra

12 Novembre, 2007

 

Moccia forse non lo sa, ma si può essere felici anche tre metri sotto terra, non solo tre metri sopra il cielo. Basta andare nelle metropoli europee. Ma a Madrid ho visto qualcosa di più. Non solo la vivibilità è data dalla capillare rete di 12 linee di metropolitana, bensì anche dal suo utilizzo, oltre al prezzo che fa ridere.

Che sono dodici ve l’ho detto, che sono aperte fino alle 2 di notte ancora no. Ma la cosa importante è che si possono usare fino alle 2 in tranquillità, anche i lunghi corridoi e le stazioni non centrali. Avete mai provato a prendere la metropolitana a Roma o Milano dopo le 21? Avete presente quei vagoni deserti, se non fosse per gente poco raccomandabile? Tutto questo a Madrid non esiste: trovate tutti, anche perché in Spagna non c’è il coprifuoco per i “maturi”, che qui hanno l’autorizzazione a divertirsi e non solo a guardare il treno dei desideri degli anni che furono.

Ci tengo tuttavia a sottolineare che non basterebbe allungare di due ore l’orario della metropolitana in Italia perché, in ogni caso, sarebbero in pochi a percepirne l’utilità, anche, purtroppo, alla luce dei fatti di cronaca recenti. Quello che qui non c’è è la cultura, che porta a ritenere la metropolitana un mezzo solo per certe persone, oltreché di utilità marginale visto il numero ridotto di linee. Troppo spesso anche i vigilantes, che da poco sorvegliano le stazioni, sono occupati a discernere se i tre punti della domenica sono stati attribuiti correttamente, piuttosto che a fumare una sigaretta all’uscita, sempre rigorosamente in coppia.

Certo, sono consapevole che quanto detto è da scienziato ingenuo, come direbbero gli psicologi, senza riscontri oggettivi bensì soggettivi, ma sta di fatto che in Italia quando si scende sottoterra si scende negli inferi, con luci basse, pareti sporche, vagoni luridi, pavimenti di gomma nera. Per fortuna che quando si riemerge ci si trova nel paese più bello del mondo!

 

Ps: il prezzo per un biglietto a Madrid è di 1 euro, ma se si acquista il carnet da 10 il prezzo scende del 40% a 60 cent. Supplemento per l’aeroporto 2 euro. Ridete?

foto tratta da qui.


Lavori da cani

27 Agosto, 2007

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Con questo post ho il piacere di presentarVi l’ingegnere capo, Dumbo, e alla sua sinistra la geometra, Lulu, del ponte dello svincolo tra via Laurentina e via del Tintoretto a Roma.

Un’opera davvero importante che, da automobilista, ho apprezzato fin dalla sua “nascita”. Ad elogiare la sua funzione è anche l’articolo della Repubblica del 24 luglio 2002 e il sito architettiroma.

Sono andato a visionare insieme alla Geometra, che mi ha fatto visita nei giorni scorsi, l’opera e sono rimasto alquanto sconcertato: da automobilista non si può che esserne soddisfatti, ma da pedoni assolutamente no. Il ponte non è stato collegato con la strada nel tratto pedonale, bisogna pertanto salire uno scalino di una certa altezza, come ben visionabile dalla foto, tra l’altro ancora più alto sul versante opposto. Sul lato opposto della strada invece la situazione è migliore, almeno qui il pedone non deve fare il sali e scendi, ma la situazione non è ugualmente soddisfacente perché alla fine del ponte non c’è nulla, se non la strada molto trafficata: né strisce pedonali, né semafori, ma soprattutto neanche marciapiedi! Anche qui l’ingegnere capo e la geometra hanno voluto essere immortalati. Si nota, peraltro, che i pedoni devono fare attenzione in quanto, per livellare il ponte con la strada, l’ingegnere capo ha progettato una pericolosa pendenza sul lato.

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La questione si infittisce se si pensa che a poter usare il ponte dovrebbero essere non solo i pedoni, ma anche ciclisti e persone non autosufficienti o in sedia a rotelle. Per quanto riguarda i primi, come testimoniato dal sito biciroma, sono tutt’altro che facilitati. Le persone in sedia rotelle, invece, sono davvero impossibilitate anche al mero tentativo di arrivare al ponte, essendo il marciapiedi sul lato della strada a larghezza ridotta dalle stesse strutture della ristrutturazione, come testimoniato dall’ultima foto, dove il nostro ingegnere capo era evidentemente distratto da un gatto di passaggio.

Insomma, un’opera bella ed utile per gli automobilisti, ma, si spera in futuro, per tutti. Mi lascia pensare il fatto che Roma sia una città a vivibilità ridotta per chi è in sedia a rotelle per via delle barriere architettoniche dovute alle strutture antiche, ma che anche quelle nuove non siano a norma mi lascia alquanto indignato. Credo che il municipio ne sia già al corrente, in quanto l’articolo di biciroma ha ricevuto una risposta, tenterò in ogni caso di porre nuovamente la questione. Saluti anche dalla geomera Lulu e dall’ingegnere capo Dumbo.

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Mi ci avete mandato

17 Giugno, 2007

 

Tutti noi più o meno abbiamo ricevuto l’invito. E ora ho capito il perché. Vancouver è la città più accessibile del mondo secondo “We’re Accessibile”, una pubblicazione per viaggiatori disabili.  Oltre a questo, è la migliore metropoli per un businessman, vista la sua vita più distesa e il traffico “umano”.

Il suo clima è uno dei più invidiati del Canada, la temperatura non scende mai sotto lo zero e, grazie alle piogge generose, è verdissima, tanto che qui hanno sede i giardini “Butchard“, considerati i più famosi del mondo, oltre allo Stanley Park di 405 ettari all’interno della città.

E’ giovanissima e multietnica. Qui l’integrazione è una parola d’ordine, anche per gli architetti, che hanno pianificato la città in modo da creare un ecosistema uniforme con la natura.

Come al solito dove c’è il rispetto fila tutto per il verso giusto? Cominciamo a prendere esempio e a rispettare chi ci invita ad un viaggio a Vancouver: grazie per avermici mandato!

Termino con una frase di Meridiani (n.88): ” Fermatevi sulla banchina e guardatevi attorno: la vista abbraccerà l’oceano, le montagne e la città. E a quel punto capirete perchè tanti considerano Vancouver il miglior posto dove vivere.”

Voi in base a cosa considerate un posto il migliore dove vivere?