COERENZA

5 Maggio, 2007

Quanti bei propositi…quante belle parole…certo che a leggere la presentazione non può che venirmi in mente quanto scritto dal prof. Narduzzi sulla capacità degli europei di “produrre documenti ambiziosi, libri bianchi ridondanti di obiettivi, ma altrettanta comprovata impotenza nel saperli implementare”. Personalmente metterei il pessimismo da parte, rimanendo in ogni caso realista. Sicuramente per quanto riguarda l’Unione Europea e nello specifico nel Libro Verde (http://ec.europa.eu/employment_social/soc-dial/csr/greenpaper_it.pdf), testo redatto per affrontare il tema della Responsabilità Sociale delle Imprese (per chi ama gli inglesismi Corporate Social Responsibility) i risultati non sono proprio in linea con quanto previsto, cioè rendere l’economia europea la più competitiva a livello globale entro il 2010. Sulla Responsabilità Sociale neanche le imprese ci hanno abituato benissimo…nella maggior parte dei casi si tratta di mere azioni di marketing, di “business fashion”. E se proprio vogliamo dirla tutta, neanche le Onlus hanno fatto del loro meglio…infatti, molto spesso, i fondi a loro donati servivano fino al 70% per coprire le spese interne di gestione. Il che vuol dire che se dono 10, effettivamente 3 arriva a destinazione, un bel drenaggio!

Che quadro catastrofico, allora lasciamola da parte questa Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI)!

Certo questo è quello che verrebbe da dire leggendo la premessa…ma leggiamola all’inverso: quanto abbiamo fatto noi con le nostre scelte per migliorare tutto ciò? Se i politici vivono in un modo tutto loro, le imprese però sono fatte da persone come noi. Seguendo questa equazione, quindi, passino pure libri di svariati colori dalla bella formalità, ma le azioni “markettare” o di facciata non dovrebbero esistere per due ragioni: 1) chi lavora in azienda segue un’etica; 2) chi sceglie premia solo chi adotta politiche in linea con i propri valori. Ma allora? Cosa vuol dire, che siamo noi stessi i primi a non essere coerenti? Siamo proprio noi a convalidare il famoso “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare?

Viviamo nell’era in cui tutti siamo dei sarti che diamo soluzioni su misura, perché allora dovrei affermare che siamo tutti degli incoerenti, ognuno ha i suoi criteri di giudizio. Io però faccio il “mea culpa” e dico che incoerente lo sono, e neanche poco! Alla faccia della sostenibilità ambientale non differenzio i rifiuti, a volte non posso fare a meno di un bagno caldo rilassante (con candele e musica classica), sotto la doccia faccio spesso dei brainstorming (rallentati perché la mia capacità intellettiva diventa mediamente vivace dopo le 10) tutt’altro che funzionali al risparmio delle risorse idriche, uso spesso la macchina benché ho la fermata dell’autobus sotto casa, non compro cioccolata e caffé del commercio equo e solidale, delle volte cedo all’acquisto di capi sintetici, mangio spesso carne e prodotti fuori stagione, etc. Si, lo ammetto sono umano anch’io. Ma questo non mi serve da alibi, anzi faccio in modo di migliorare le mie abitudini, facendo tributo alla teoria “kaizen” giapponese: piccoli miglioramenti continui…guardate la Toyota dove è arrivata seguendo questa filosofia!

La perfezione non esiste (e meno male, altrimenti come si potrebbe migliorare?), ma si può tendere alla perfezione. Non viviamo in una dittatura dove bisogna seguire ferree regole, dobbiamo avere alla base dei valori, agire di conseguenza accettando delle sbafature nel percorso, ma non soffermarci solo su queste: guardiamo anche ai passi in avanti che abbiamo compiuto. E’ vero, forse non si diventa etici solo donando un pasto ai senza tetto, ma è un’azione di marketing intrapresa da una nota marca di detersivi per piatti anni luce dal regalare una spugnetta! La parte iniziale di questo post è sicuramente una realtà (purtroppo), ma è una realtà parziale. Ci sono aziende virtuose, così come aziende no profit che danno l’anima per seguire una causa. Non possiamo pretendere che sia tutto perfetto, così come non siamo perfetti tutti noi. Avere azioni responsabili non è da tutti, guardate come continuano a prolificare le aziende “a irresponsabilità illimitata”(testo del misterioso Eduth-Levi; Rubettino). Non esiste una formula o una ricetta per diventare responsabili, tutto è affidato alla nostra volontarietà di perseguirla con coerenza. Come tutte le scelte che apportano discontinuità nella nostra vita c’è bisogno di tempo per “mettersi in carreggiata”, a mio avviso l’importante è non farsi coinvolgere da persone e teorie dittatoriali, quasi terroristiche: domani uscirà ancora acqua dai nostri rubinetti, così come non crollerà il mondo se acquistiamo un prodotto che esce dagli standard di RSI.

Il punto è che c’è una parte della popolazione, come noi, che comincia a porre attenzione a queste tematiche, che è consapevole che qualsiasi azione che compie ha un impatto sull’ambiente, sulla società e sull’economia e agisce di conseguenza facendo delle scelte in nome del rispetto e della responsabilità.

Le politiche di facciata vanno bene come scenografia per i film, che per definizione si guardano e basta. La vita, invece, va vissuta.

Vado a preparare tre sacchetti…che domani è anche la giornata della raccolta differenziata!


PRESENTAZIONE

26 Aprile, 2007

Scegliere è un’azione che facciamo tutti giorni, quella di distinguere, selezionare, separare tra ciò che preferiamo e ciò che non riteniamo adatto per noi . L’origine latina ci riporta al suo significato originario: eleggere (da exeligere). Quando scegliamo qualcosa o qualcuno, lo “eleggiamo”a far parte della nostra vita, e questo in base ai nostri criteri soggettivi. Già di per se fare un blog sulle scelte di consumo in base alla definizione appena data risulta “importante”,ma non bastava, così ho aggiunto qualcosa di magico: la responsabilità.

Cosa si intende per responsabilità? Ogni azione che compiamo nella vita comporta delle conseguenze, delle ricadute sociali, ambientali e non ultime economiche. Per responsabilità si intende quindi avere la consapevolezza delle conseguenze che le nostre azioni hanno sulla società, sull’ambiente e sull’economia.

Scegliere responsabilmente comporta un vero salto di paradigma: dal subire all’agire. Molto spesso mi è capitato inconsapevolmente non di scegliere ma di subire le scelte altrui. E’ solo con l’azione che possiamo fare delle scelte responsabili. “Prendere l’iniziativa non significa essere indiscreti o aggressivi. Significa riconoscere la nostra responsabilità di far in modo che le cose accadano.”(Stephen Covey). Scegliere responsabilmente vuol dire principalmente essere proattivi, pensare che la nostra vita dipende da noi, così come dipendono da noi le conseguenze delle nostre scelte.

Tempo fa ho sentito una bella frase: “Il successo sarebbe lasciare il mondo leggermente migliorato rispetto a come lo abbiamo trovato”. E non è questo l’obiettivo che ci prefiggiamo noi tutti ogni giorno? Tutti noi vogliamo migliorare, il punto è che non sappiamo che direzione prendere. Cosa vuol dire essere migliori?

Bella domanda! Ognuno avrà una sua risposta, perché la risposta a questa domanda può essere solo soggettiva e personale. Di sicuro però i valori alla base della risposta possono essere condivisibili da tutti. In primis metterei il rispetto. I valori devono poi essere declinati in azioni concrete. Rispettare vuol dire tante cose ed è possibile fare tante azioni in nome del rispetto. Perché allora non cominciare dalle azioni di consumo?

“Noi siamo quello che consumiamo”, quante volte lo abbiamo sentito ripetere? Nella società attuale,trovo che sia un’affermazione quanto mai azzeccata. Il prof. Fabris la indica con “l’epifanizzazione del quotidiano”, ovvero la ricerca di appagamento tramite il consumo che è sempre meno orientato con il benessere a soddisfare bisogni di base. In questo contesto il consumatore “interagendo con i prodotti e lasciandosi presentare da essi, assume la forma di un homo aesheticus che inventa nuove forme di socialità coerenti con l’epicureismo quotidiano, animato da emozioni, proteso ad epifanizzare il reale”(Fabris, 2003). E’ proprio così: ci lasciamo presentare dai prodotti che scegliamo. Non sarà allora il caso di farlo consapevolmente?

Questo Blog vuole andare ad indagare le scelte di consumo che tutti noi facciamo quotidianamente, rendendole consapevoli e con alla base i valori della responsabilità e del rispetto. Vogliamo o no cominciare ad “eleggere” quello che facciamo entrare nella nostra vita rispetto a criteri che scegliamo noi proattivamente?