C’è chi parte

20 Maggio, 2008

 

 

Partire vuol dire iniziare qualcosa di nuovo, lasciare la propria vita quotidiana per una piccola parentesi di divertimento. I significati che si danno al viaggio sono molteplici, c’è chi lo vede fine a se stesso, chi ne torna sempre arricchito e chi ne trae energie per vivere meglio la propria vita magari sotto una nuova ottica.

In questa epoca si viaggia come non mai, spero che tutti siano capaci di apprezzare anche i viaggi più semplici, perché partire per un viaggio vuol dire anche distaccarsi dalla vita routinaria avendo la possibilità di reinterpretarla. Da una ricerca svolta da un noto sito internet si è visto però che molti italiani non sempre vogliono distaccarsi, soprattutto dalla propria vita lavorativa, rimanendo sempre interconnessi grazie al proprio cellulare, magari solo per una fugace telefonata di controllo. Ma chi veramente non capisco sono i cineasti, coloro che passano tutto il periodo della vacanza dietro la videocamera, intenti ad immortalare qualcosa che magari non avranno neanche il tempo di poter apprezzare dal vivo. Il mondo è bello perché è vario!

Ma l’importante è partire, non importa dove, ma come: con lo spirito giusto. Parafrasando credo Niccolò Fabi: “si parte per conoscere il mondo e si torna per conoscere se stessi”.

Foto tratta da qui.

 


Impatto zero

20 Aprile, 2008

 

Vi siete mai chiesti effettivamente quanto CO2 consumate? Vi siete mai chiesti come poter risparmiare sia l’ambiente che i vostri soldi? Insomma tante delle domande che mi sono fatto più volte e che ho anche argomentato nel blog trovano una risposta nel sito impattozero.

Tra l’altro è possibile non solo calcolare il proprio impatto ambientale, ma anche capire come migliorare il proprio comportamento tramite semplici consigli. Davvero un sito geniale!

Martedì 22 Aprile in occasione del “Earth Day” ci sarà anche un concerto a Roma, in piazza del Campidoglio,  promosso da Nat Geo Music Live: musica per l’ambiente, evento, ovviamente,  a impatto zero.

Logo tratto dal sito www.impattozero.it


Buon lavoro!

28 Gennaio, 2008

Speriamo che il titolo di questo bel video sia di buon auspicio specialmente ai manager, che possano recepire nella maniera più corretta questo lavoro di Giuseppe D’Orsi. Anche per me, perché no, in quanto dopo un anno, finalmente, questo blog diventa multimediale e sto per iniziare un nuovo lavoro!


Periodo di bilanci

7 Gennaio, 2008

 

Usualmente l’inizio di un nuovo anno solare combacia per le persone fisiche alla redazione virtuale del bilancio sull’anno passato. In base a cosa si basa questo bilancio? Quale sono i suoi criteri?

Certo non si può trascendere dal lato economico, credo tuttavia che tutti noi diamo più importanza ad altri fattori, ad esempio a come raggiungiamo i nostri obiettivi, o perché ancora non siamo riusciti a raggiungerli. Pertanto, più che un bilancio d’esercizio, siamo più protesi a “redigere” un bilancio sociale. Per quanto mi riguarda, il mio progetto di blog nato nell’aprile scorso, mi è stato fino ad ora di grande aiuto, sono conscio tuttavia che è davvero un blog “basic”. La prima nuova attività che mi riprometto di mettere in piedi è un glossario. L’idea mi è venuta in mente tra le mie navigazioni in un blog molto interessante: 2 punto zero per tutti. Mettere su un glossario sulla Responsabilità sociale d’impresa è davvero un’impresa, quello che mi riprometto di fare in questo anno sono progetti “sostenibili”, conscio che è meglio fare poco e bene. Per fare tutto ciò ho bisogno di te. Mi piacerebbe creare un glossario di qualità, possibile solo tramite la condivisione della conoscenza, in vero spirito web 2.0. Pertanto il vero scopo è quello di attivare una discussione sui temi trattati, dopo aver dato una breve definizione, assolutamente da integrare. Ad esempio il primo termine è “bilancio sociale”, argomento sul quale sono stati redatti libri interi nonché innumerevoli tesi e siti internet come tra i tanti Gbs e Bilancio sociale.

Altra attività volta al sociale che intendo portare avanti in questo intenso anno è per lo meno la donazione di sangue, come il finanziamento di azioni di Cause related marketing. Tu hai dei suggerimenti da farmi? Quali attività si possono intraprendere come soggetto singolo?

Per quanto riguarda nello specifico il bilancio sociale, ho appena dato uno sguardo al report di sostenibilità di Italcementi, davvero interessante in quanto combina articoli sulla tematica della sostenibilità al sezione della rendicontazione.

Foto tratta da qui.


Questioni di proprietà

10 Dicembre, 2007

In questo caso non ho saputo “scegliere”, la questione è centrale per la responsabilità sociale d’impresa, se intesa a tutto tondo, come cerco di fare in questo blog.

Se l’azienda è responsabile, è addirittura una best practice, ma poi viene acquistata da chi proprio etico non è, è ancora etica? Me lo sono chiesto nel caso del “The Body Shop”, creato da Anita Roddick (purtroppo scomparsa da poco), quando l’azienda è stata acquisita dalla L’Oreal, di cui la Nestlé detiene il 28,5%. Prima di andare sul sito pensavo che detenesse la maggioranza, ora potrete informarvi anche voi sulla composizione e sulla storia della famiglia Bettencourt.

La blogosfera valuta di più l’acquisizione da parte della L’Oreàl, come potete notare in ecoblog e naturomagvet, certo molto etrema la posizione di half pintpixie e di stopanimal cruelty, se non vi basta digitate “boycott the body shop” nel motore di ricerca dei blog di google.

In ogni caso la questione si può trascendere dal caso concreto, per vederlo più globalmente: basta una acquisizione per togliere la cultura etica ed ambientalista ad un’organizzazione? O meglio, può essere considerata etica un’organizzazione che ha come azionisti operatori non etici?

foto tratta da qui.


Regalo responsabile

3 Dicembre, 2007

 

Lo scorso anno mi sono divertito a prendermi in giro stilando la guida al regalo-responsabile.pdf che trovate in allegato. Preso in giro perché ho considerato sia la responsabilità sociale alle estreme conseguenze, sia ironicamente la mia personalità.

Il discorso della “lista” è quanto mai attuale, c’è chi non la trova di buon gusto e chi, invece, l’adora. Diciamocelo pure, quello che dovrebbe essere un piacere come pensare tramite un regalo alle persone care, spesso si trasforma in un incubo per tutti, sia per chi sceglie, sia per chi spesso deve andare a fare i cambi. In questo senso trovo che sia uno strumento utile.

Certo, è anche bello l’effetto sorpresa, a patto che si seguano i criteri, gusti, taglie e bisogni della persona che riceverà il regalo. A tutti un sereno dicembre di regali!

foto tratta da qui.


Essere fair o essere italici: è questo il problema

26 Novembre, 2007

Linea SOLIDAL COOP

 

 

 

 

 

Lo ammetto, sono stato vittima di un acquisto d’impulso: un succo di frutta all’arancia della Coop, linea “Solidal”. Cosa si intende per Solidal? Presto detto, meglio copiato da quanto scritto sulla confezione: “Acquistando questo prodotto contribuisci a sostenere e promuovere lo sviluppo economico e sociale della comunità in cui operano le cooperative che prevalentemente forniscono la materia prima utilizzata”. Le cooperative in questione sono la ACIPAR di Paranava e la Coagrosol di Itapolis entrambe in Brasile.

Perché definirmi vittima? Innanzitutto perché è stato un acquisto non consapevole, poi perché, entrando in questione etiche, per mia scelta personale preferisco scegliere un prodotto italiano. In Italia si devono buttare addirittura tonnellate di arance e poi andiamo ad acquistare quelle brasiliane? Facciamo ordine.

Posto che il commercio equo e solidale è un modo di fare business del tutto lodevole e da privilegiare rispetto a quello senza garanzie, credo tuttavia che sia da scegliere per quei prodotti che in ogni caso andrebbero importati, come il caffè, la cioccolata, le banane. Le arance, se mi permettete, così come l’olio, il vino esigo che siano italiani. Questo criterio si basa non solo sulla preferenza di nazionalità, ma anche di vicinanza. Come hanno viaggiato quelle arance (visto che lo stabilimento di produzione era italiano)? Il tutto per valutare sia la freschezza e la maturazione del prodotto, sia l’inquinamento generato dal trasporto. Non tutto ciò che è socialmente responsabile luccica e va preso senza riflettere.


Ogni posto è buono

22 Ottobre, 2007

 

Ci stiamo sempre più abituando a convivere in ogni luogo con supporti mediali che veicolano messaggi pubblicitari o incitano all’acquisto. Ieri sera però ho detto basta: possibile che si arrivi a pubblicizzare una nuova apertura di un punto vendita sui cassonetti? Finché vedevo impropriamente adesivi che proponevano svuotamenti di cantine ed attività affini al “riciclaggio” poteva anche andare.

Negli ultimi tempi davvero ogni posto è buono. A cominciare dalla pompa di benzina; no non parlo di affissione nella stazione di servizio, ma proprio di pubblicità sulla pompa, dove è stato ricavato uno spazio per apporre la propria pubblicità.

Poi, in qualsiasi posto dove bisogna fare una fila: finché si trattava di aeroporti stazioni e centri commerciali ci eravamo abituati, ma la scorsa settimana ho toccato con mano il fatto che gli schermi hanno invaso anche le farmacie. Dopo aver notato lo schermo ho abbassato, rassegnato, lo sguardo per notare che, per chi ama i supporti analogici, esiste anche una rivista gratuita dedicata solo alla salute, dove viene ricordato che in autunno è più facile avere mal di testa, di gola, colpi della strega. Malignamente ho portato il mio sguardo alla pagina accanto i rispettivi articoli dove casualmente veniva sempre pubblicizzato un farmaco contro il male ricordato nell’articolo, mah.

A Toronto il posto dove meno mi sarei aspettato di trovare uno schermo su cui venisse passata la pubblicità è il luogo sacro dove la tranquillità dovrebbe regnare sovrana: il bagno, e non nell’atrio ma proprio sopra il water! La pubblicità (non mi ricordo il prodotto, il che vuol dire una pubblicità che non ha centrato l’obiettivo) mostrava delle ragazze che facevano apprezzamenti sulle parti intime dell’astante ignaro (ed imbarazzato).

Anche quando prendiamo i mezzi pubblici, oltre gli schermi, anche il biglietto è sempre più mascherato da buono sconto o semplice pubblicità.

Per ora non ho ancora parlato di marketing virale, dello stickering, delle promocard, così come l’utilizzo di superfici “nuove” come veicoli pubblicitari: scale e pavimento. Sotto questa luce fa sempre meno notizia il fatto che un paio di anni fa un ragazzo si era venduto la fronte su e-bay proprio come supporto pubblicitario. Se vi interessa contattatemi, a tal fine sto sgomberando sempre di più la mia fronte dai capelli, tanto siamo anche nel periodo delle castagne, che, grazie alla globalizzazione, si trovano sempre!

La domanda di fondo è: c’è un limite oltre il quale non è eticamente corretto piazzare messaggi pubblicitari? Proseguendo su questa strada non si arriva ad una “sovra stimolazione” del consumatore destinata a crescere esponenzialmente vista l’efficacia descrescente al crescere dei mesaggi?

foto tratta da qui.


Il CRM entra in gioielleria

8 Ottobre, 2007

 Tutto inizia mentre sfogliavo l’ultimo numero di Vogue gioiello, periodico di moda e gioielleria, dove ho trovato due interessanti pubblicità della Rosato ed Alcozer & J. Entrambe le aziende hanno avviato una campagna che in gergo si definisce di Cause related marketing, ovvero di una campagna di marketing collegata ad un’opera sociale.

La Rosato ha usato come testimonial Joaquin Cortés per pubblicizzare la sua collezione di gioelli etici che finanziano l’associzione N.P.H. che opera a favore dell’infanzia in difficoltà in Italia ed all’estero. Vagando nel sito della Rosato gioiello ho anche notato con piacere la certificazione etica SA 8000.

La Alcozer & J. invece ha creato la collezione “Be-Baby” i cui proventi andranno a finanziare il progetto AIAU Birabirò per la costruzione di una casa famiglia per bambini affetti da HIV/AIDS a Holeta in Etiopia.

Ho trovato molto interessanti queste due azioni di CRM in quanto, fino ad oggi, ho riscontrato tali azioni solo nell’ambito di prodotti di largo consumo. Da notare anche il fatto che il mondo della gioielleria non è tra i più effervescenti ed attivi per quanto riguarda la responsabilità sociale d’impresa e dove tra l’altro da poco si parla di ricerca e branding. Quindi due azioni doppiamente vincenti. Speriamo che questi due casi facciano da apripista nel loro settore e che a breve si possa parlare diffusamente di cultura di responsabilità sociale d’impresa.

foto tratta dal sito Alcozer & J.

 


La Responsabilità Sociale vibra

30 Settembre, 2007

 

Ha un fine sociale di educazione, piuttosto che di profitto; tratta i suoi concorrenti come partner “[...] fratelli secondo una filosofia - nata negli anni ‘70 come briarpatch - che vede il business network come un sistema nel quale le aziende oneste si devono supportare e aiutare reciprocamente per promuovere un capitalismo etico[...]“; utilizza prevalentemente laboratori locali per produrre gli articoli che commercializza; ha usato la forma cooperativa per crescere e coinvolgere nell’attività i propri dipendenti, poco importa se il suo motto sia “Promoting sexual heath and pleasure since 1977″ e che abbia tra gli scaffali vibratori colorati: la Responsabilità Sociale d’impresa (RSI) non è bacchettona.

Molto interessante l’articolo di Alessandro Paparelli dal titolo “Good, sustainable, vibrations” nel numero 70/2006 della rivista Ticonzero, nel quale si sottolinea “[...] l’importanza fondamentale di strumenti di analisi finanziaria anche per le organizzazioni cooperative e dell’utilizzo dei documenti di bilancio per l’analisi del business, il decision making, la pianificazione, la gestione di budget e investimenti“. Ancora una volta il bilancio sociale è riconosciuto come uno strumento per “rendere conto per rendersi conto” come afferma il Prof. Hinna nelle sue lezioni.

L’articolo tratta la storia della “Good Vibrations” un sex shop “[...] con uno dei programmi di CSR ante litteram più avanzato che si possa rintracciare nella letteratura manageriale“. Dal 2006 l’azienda ad oltre 15 milioni di dollari di fatturato e un business in crescita si è trasformata in società di capitali, in quanto la forma cooperativa non dave più sufficienti garanzie sul mercato finanziario. In ogni caso la Good Vibrations è certa che la nuova società è la migliore garanzia che i suoi valori continuino a vivere concretamente.

L’opinione generale è ancora divisa nella decisione di campo sul considerare “etiche” o meno le aziende che trattano prodotti “limite” come le armi, piuttosto che i vibratori. Sta di fatto che, se vengono rispettati i criteri “etici” nella filiera produttiva, già siamo un pezzo avanti. Come al solito il mondo non è fatto in bianco e nero, ma a gradazione di colore.

foto tratta da qui.